Niente paura, assicura all’ANSA il trentasettenne direttore, “tutela e fruizione sono e rimangono la priorità”. E “tutti gli introiti verranno riversati proprio su ricerca e manutenzione”. Per i siti della cultura statale è una prima volta e già fa discutere, anche se il fenomeno in Italia è diffuso. Dal paese natale di Leonardo da Vinci a Torino che apre le sale del suo Palazzo Madama, dal museo di Santa Giulia a Brescia al Museo Bardini a Firenze, il Museo di Pietrarsa a Napoli o la Galleria degli Stucchi a Jesi, persino l’area archeologica di Fiesole, i matrimoni nei luoghi d’arte sono un fenomeno in crescita nei comuni di tutta Italia, sempre più apprezzato dai wedding planner, oltre che dalle amministrazioni locali. Anche a Roma il Comune ha aperto la strada da ottobre 2015 e si è schiusa la possibilità per nozze ai Capitolini piuttosto che nelle terme di Traiano, con l’ex sindaco Marino che avrebbe gradito come ‘location’ anche i Fori o il Colosseo (che però sono gestiti dal Mibact) e il prefetto Tronca che ha aperto al Circo Massimo. Tant’è, quando si parlò del Colosseo, il ministro della cultura Franceschini definì l’idea “un po’ kitsch”.
E a Pompei il soprintendente Massimo Osanna ha vietato i servizi fotografici matrimoniali che erano consuetudine nelle ville di Stabia. “Nei nostri siti niente matrimoni”, ribadisce oggi all’ANSA. Lo storico dell’arte Tomaso Montanari, è tranchant: “Questa idea dei monumenti usati come ‘splendida cornice’ per sposi abbienti è la fine del progetto costituzionale sul patrimonio d’arte”, dice. Al contrario il presidente del consiglio superiore dei beni culturali, Giuliano Volpe è prudente ma aperto: “No alla sacralizzazione dei luoghi, tutto ciò che favorisce il matrimonio tra patrimonio d’arte e cittadini è benvenuto”, dice, sottolineando la necessità del “rigore e rispetto per tutela e fruizione”. I nuovi direttori dei musei autonomi statali comunque,tengono in considerazione la possibilità. Almeno alcuni, visto che dopo l’annuncio di Zuchtriegel anche il direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori si è detto pronto a replicare l’idea. E l’apertura è condivisa da Peter Aufreiter, che guida la Galleria Nazionale delle Marche. Zuchtriegel è convinto. “In Europa ci sono anche altri musei che lo fanno”, argomenta citando il caso di Vienna (dove è possibile sposarsi all’Albertina o alla Kunst Haus) e sottolineando che le foto tra i templi di Paestum sono da sempre una consuetudine che ora viene regolamentata e messa a profitto. Tra le possibilità che verranno offerte ci sono quindi foto e rito civile, con prezzi diversi a seconda della stagione. A questo si potrà aggiungere un “piccolo brindisi” o altro “sempre valutando se le richieste sono compatibili”. “Non vogliamo fare concorrenza agli alberghi, ma contribuire alla crescita del territorio”, ripete. Paestum, spiega, punta sui tanti stranieri che negli “ultimi anni scelgono il Cilento per sposarsi”. Il sito è stato aperto ai sopralluoghi dei wedding planner internazionali e ci sono già richieste per il 2017. I ricavi? “Se con questi soldi potremo pagare magari anche la borsa di ricerca per un giovane archeologo credo sia una cosa buona”. (ANSA).