Diabolik, il funerale è un caso. Sorella capo ultrà Lazio scrive ad autorità

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Stiamo depositando un ricorso al Tar contro il provvedimento del questore riguardo al funerale di mio marito”. E’ quanto annuncia Rita Corazza, moglie di Fabrizio Piscitelli, ex capo ultras della Lazio ucciso mercoledì nella Capitale, in merito al divieto del questore di Roma di celebrare i funerali in forma pubblica. “Lo ritengo anticostituzionale e non capisco qual è il motivo di ordine pubblico per cui si vieta la funzione. Non vogliamo per Fabrizio un funerale sfarzoso, né un corteo. Chiediamo solo che mio marito abbia un saluto degno. Chiunque di noi lo merita”, aggiunge la donna.

“Vorremmo solo dare la possibilità ai tanti amici che gli hanno voluto bene di poterlo salutare per l’ultima volta. Mi piacerebbe vedere tante persone con il cuore in mano che dimostrino a mio marito che aveva più amici che nemici”, prosegue la vedova. “Pensavamo a una camera ardente alla sede degli Irriducibili di via Amulio perché per lui è stata una seconda casa – spiega – e poi il feretro portato a spalla alla chiesa che dista 50 metri. In chiesa solo i fiori dei familiari stretti. Inviterei chi pensa di portare un fiore per Fabrizio a fare una donazione a un’associazione che si occupa di bambini con fibrosi cistica. L’abbiamo già fatto poche settimane fa in occasione del matrimonio di mia figlia, perché non farlo ancora?”. Per Rita Corazza “con la funzione imposta al cimitero Flaminio si impedisce a chi gli voleva bene di poterlo salutare per l’ultima volta. Fabrizio sarà cremato – spiega – e le sue ceneri le porterò a casa. Mio marito non era un mafioso. Non ha mai commesso reati che hanno a che fare con la mafia”, conclude.

Anche Angela Piscitelli, sorella della vittima, ha ribadito l’intenzione di celebrare liberamente la cerimonia funebre del fratello “usando tutti gli strumenti legali a disposizione in un paese democratico”. Lo si legge in una lettera indirizzata al questore, al prefetto e al ministro dell’Interno pubblicata sulla pagina Facebook dei tifosi della Lazio. Le modalità, scrive, “vengono decise dai familiari del deceduto in base ai principi della Costituzione Italiana che sono inalienabili. Il tentativo di appropriarsi di un evento doloroso che dovrebbe essere circoscritto a parenti e amici per quanto numerosi siano, sembra dimostrare o la volontà di provocare offendendo la memoria di un essere umano, o dimostrano la paura e l’incapacità di gestire un evento luttuoso nel timore aprioristico che possa assumere proporzioni rilevanti (tertium non datur)”. Infine, Angela Piscitelli auspica “che nello svolgimento delle indagini si dimostri la stessa solerzia e accanimento scevri da pregiudizi, per assicurare giustizia a tutte le vittime, come in questo caso è Fabrizio”.

“Il rito funebre celebrato in forma pubblica, con grande risalto mediatico, potrebbe determinare gravi pregiudizi per l’ordine e la sicurezza pubblica”. È questa la motivazione con la quale il questore di Roma ha giustificato la decisione di proibire la celebrazione in forma pubblica dei funerali di Piscitelli. La misura sarebbe stata presa in quanto la vittima era un “esponente di rilievo” della tifoseria della Lazio e “fondatore” del gruppo degli Irriducibili. Il provvedimento sarebbe stato preso anche alla luce della fiaccolata spontanea organizzata giovedì sera dagli esponenti del gruppo ultras nel luogo in cui Diabolik è stato ucciso.

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