L’ultimo giorno di stretta è quello della liberazione: dal 26 aprile si parte con una road map scaglionata, come chiedeva il centrodestra, sia pur con la consapevolezza di dover continuare a guardare l’andamento dei contagi e della campagna vaccinale. Da lunedì 26 tornano in classe tutti gli studenti, fino alla fine dell’anno, nelle zone gialle e arancioni, mentre in zona rossa si procederà con il mix tra lezioni in presenza e in Dad per seconda e terza media e superiori. In zona gialla riaprono i ristoranti che fanno servizio al tavolo all’aperto sia a pranzo che a cena, anche se resta il coprifuoco alle 22, e poi i musei, teatri, cinema e spettacoli con il 50% dei posti occupabili in sala fino a un massimo di 500 spettatori al chiuso e mille all’aperto.
E soprattutto si potrà riprendere a spostarsi tra le Regioni, con un pass che attesterà l’avvenuta vaccinazione, l’esecuzione di un test Covid negativo in un arco temporale da definire – si parla di 24 ore – o l’avvenuta guarigione dal Covid. E con la stessa modalità si potrà accedere ad eventi culturali e sportivi.
Dal 1 giugno a pranzo si potrà andare al ristorante anche al chiuso, seguendo le nuove linee guida così come avverrà per le palestre. Dal 1 luglio tornano fiere e congressi, anche qui con un nuovo protocollo, così come stabilimenti termali e parchi tematici con nuove linee guida. La sintesi trovata dalla cabina di regia arriva dopo il pressing del centrodestra, di commercianti e ristoratori. E ancora in mattinata c’è stata l’accesa discussione tra il fronte degli aperturisti che schierava il leghista Giancarlo Giorgetti e la forzista Maria Stella Gelmini, insieme a Elena Bonetti di Iv, e il fronte dei rigoristi con in prima linea il ministro Roberto Speranza, supportato da Dario Franceschini del Pd e Stefano Patuanelli del M5s. Alla fine la soluzione di compromesso è stata cercata e voluta da Draghi. «È chiaro che si arriva a una decisione così importante con punti di vista che, per forza di cose, non sono uguali – spiega il premier – non foss’altro perché le decisioni sono tante. In comune c’era la strada dove andare, poi esistevano diversità di vedute su alcuni aspetti. Ma sono contento che la decisione è stata presa all’unanimità, non a maggioranza».
La Campania cosi come la Lombardia il Veneto e il Lazio avendo il più alto numero di abitanti dovrà avere un comportamento idilliaco in questi dieci giorni per abbattere il numero dei contagi. Solo cosi si potrebbe puntare al giallo con la ripertura graduale di molte attività. Ma ora occorre non sbagliare